VISIONE DI FRATE PACIFICO
1570 23. Un'altra volta, Francesco andava per la
valle di Spoleto ed era con lui frate Pacifico, oriundo della
Marca di Ancona e che nel secolo era chiamato "il re
dei versi", uomo nobile e cortese, maestro di canto.
Furono ospitati in un lebbrosario di Trevi.
E disse Francesco al compagno: «Andiamo alla chiesa
di San Pietro di Bovara, perché questa notte voglio
rimanere là». La chiesa, non molto lontana dal
lebbrosario, non era officiata, giacché in quegli anni
il paese di Trevi era distrutto e non ci abitava più
nessuno.
Mentre camminavano, Francesco disse a Pacifico: «Ritorna
al lazzaretto, poiché voglio restare solo, qui, stanotte.
Verrai da me domani, all'alba». Rimasto solo in chiesa,
il Santo recitò la compieta e altre orazioni, poi volle
riposare e dormire. Ma non poté, poiché il suo
spirito fu assalito da paura e sconvolto da suggestioni diaboliche.
Subito si alzò, uscì all'aperto e si fece il
segno della croce, dicendo: «Da parte di Dio onnipotente,
vi ingiungo, o demoni, di scatenare contro il mio corpo la
violenza concessa a voi dal Signore Gesù Cristo. Sono
pronto a sopportare ogni travaglio. Il peggior nemico che
io abbia è il mio corpo, e voi quindi farete vendetta
del mio avversario». Le suggestioni disparvero immediatamente.
E il Santo, facendo ritorno al luogo dove prima si era messo
a giacere, riposò e dormì in pace.
Allo spuntare del giorno, ritornò da lui Pacifico.
Il Santo era in orazione davanti all'altare, entro il coro.
Pacifico stava ad aspettarlo fuori del coro, dinanzi al crocifisso,
pregando anche lui il Signore. Appena cominciata la preghiera,
fu elevato in estasi (se nel corpo o fuori del corpo, Dio
lo sa), e vide molti troni in cielo, tra i quali uno più
alto, glorioso e raggiante, adorno d'ogni sorta di pietre
preziose. Mentre ammirava quello splendore, prese a riflettere
fra sé cosa fosse quel trono e a chi appartenesse.
E subito udì una voce: «Questo trono fu di Lucifero,
e al suo posto vi si assiderà Francesco».
Tornato in sé, ecco Francesco venirgli incontro. Pacifico
si prostrò ai suoi piedi con le braccia in croce, considerandolo,
in seguito alla visione, come già fosse in cielo. E
gli disse: «Padre, perdonami i miei peccati, e prega
il Signore che mi perdoni e abbia misericordia di me».
Francesco stese la mano e lo rialzò, e comprese che
il compagno aveva avuto una visione durante la preghiera.
Appariva tutto trasfigurato e parlava a Francesco non come
a una persona in carne e ossa, ma come a un santo già
regnante in cielo.
Poi, come facendo lo gnorri, perché non voleva rivelare
la visione a Francesco, Pacifico lo interrogò: «Cosa
pensi di te stesso, fratello?». Rispose Francesco: «Sono
convinto di essere l'uomo più peccatore che esista
al mondo». E subito una voce parlò in cuore a
Pacifico: «Da questo puoi conoscere che la visione che
hai avuto è vera. Come Lucifero per la sua superbia
fu precipitato da quel trono, così Francesco per la
sua umiltà meriterà di esservi esaltato e di
assidervisi».